POVERTA’ ESTREMA; LA VITA DI UN SENZA TETTO A R0MA

UFFICIO STAMPA FRONTE NAZIONALE SEG. REGIONALE

ROMA: L’eccezione del termine senzatetto nella società contemporanea rimanda non solo ad una figura originata dalla crisi economica ma anche da una perdita di processi relazionali con l’ambiente sociale e con la percezione che l’uomo ha di sé. La forte precarizzazione dei legami tra individui ed il contesto di riferimento, unita alla drammatica crisi economica, può portare le persone alla soglia dell’indigenza in un arco di tempo relativamente breve; è importante sottolineare come nella maggior parte dei casi i soggetti conducessero fino a poco prima una vita normale in cui il pensiero di trovarsi a dover vivere per strada, colpevoli unicamente di essere poveri, non era contemplata.

Si tratta di una realtà in cui è facile scivolare ritrovandosi cosi improvvisamente intrappolati in uno stigma e condannati all’isolamento come è successo a P., un uomo di 51 anni che per tre anni è vissuto come un “invisibile” insieme al suo cane agli occhi degli abitanti della Roma benestante.

Cittadini indifferenti a tanta sofferenza e precarietà che solo gli occhi dell’associazione Civitas sono stati ingrado di intravedere e tradurre riuscendo a smuovere le coscienze e restituire dignità ad un uomo rimasto nell’ombra per troppo tempo.

Le varie soluzioni proposte per sottrarlo dalla vita di strada prevedevano strategie di intervento che non includessero la presenza del cane da lui tanto amato e unico riferimento affettivo.

Il nostro impegno ha invece previsto una progettualità a lungo termine attraverso la quale P. tornasse ad avere un ruolo attivo nella società, la stessa che in quei lunghi anni lo ha rifiutato ed emarginato a causa della perdita del lavoro e successivamente della casa familiare. Anche la morte dei genitori e la malattia della sorella hanno alimentato uno stato d’animo predisposto all’isolamento ed alla chiusura verso se stesso ed il prossimo.

La prima necessità di P. era ricostruire la quotidianità i piccoli gesti che riportano ad una normale giornata come una semplice doccia o la condivisione di un pasto che non fosse una mensa della Caritas ma un ambiente caldo e familiare.

Grazie ad il nostro impegno e l’interesse mediatico che ha suscitato il caso di P. un gruppo di anziani residenti in una cohousing hanno espresso la volontà di ospitarlo presso la loro casa permettendo ad egli e stella di ricominciare una vita dignitosa. Oggi P. vive sereno perché ha nuove figure affettive di riferimento, amici che lo sostengono e un piccolo lavoro con cui sostentarsi.

L’associazione Civitas ha voluto condividere quasta esperienza per far comprendere agli italiani come il fenomeno di senza fissa dimora sia sempre più frequente nella nostra società e cultura perché sottrarre lavoro significa privare l’individuo di dignità, speranza nel futuro e soprattutto volontà di vivere. Il cittadino italiano medio come P. fino a qualche anno fa non aveva bisogno di niente e nessuno perché in grado di sostenersi in piena autonomia oggi senza l’intervento delle associazioni, che lo hanno tutelato, in questo freddo inverno romano sarebbe morto.

a cura di Barbara Del Bello e di Francesca Proietti Marengo

 

ROMA – Trump e l’Italia. intervento di Adriano Tilgher, Presidente del Fronte Nazionale

UFFICIO STAMPA FRONTE NAZIONALE SEG. REGIONALE

Alcune parole d’ordine del discorso di insediamento di Donald Trump mi sono piaciute molto. Parole che avremmo voluto sentire sulla bocca di qualche politico nostrano, per poterlo assecondare, aiutare e per lottare insieme a lui per salvare l’Italia; cosa che ritengo ancora possibile.
Prima gli Americani, ha detto Trump, prima l’America, poi ha aggiunto, basta spendere all’estero, spendiamo in America per l’America, proteggiamo le frontiere, ricostruiamo la nazione assumendo americani, restituiamo agli americani quello che gli è stato tolto.
Sarebbe così difficile fare lo stesso con e per gli Italiani?
Bisogna che tutti insieme in Italia ci mettiamo a lavorare, recuperiamo efficienza, colpendo pesantemente gli scansafatiche e i corrotti, raddoppiando le pene per chi, tra costoro, lavora nelle istituzioni. Usare risorse e strutture interne per i lavori pubblici. I lavori pubblici appaltati devono essere garantiti e controllati, il prezzo ed i tempi di consegna non possono variare. Va istituito un ente di stato per lo smaltimento dei rifiuti che deve essere razionalizzato perché una politica oculata dei rifiuti porta ricchezza. Potremmo continuare per ore ad elencare le cose che vanno fatte e rapidamente. Bisogna però capire che tutto questo è fattibile solo se si esce dalla logica del profitto e si inizia a dare valore all’utilità sociale. Uscire dalla logica liberista che imposta i rapporti umani solo su base economica e costruire un sistema sociale costruito sull’uomo e sull’etica.
Se amiamo la nostra terra, se ci sentiamo orgogliosi di essere Italiani, dobbiamo rimboccarci le maniche e sacrificarci, non per sopravvivere ed arricchire i soliti noti ma per restituire lustro all’Italia e rendere dignità al nostro popolo. Dignità che passa attraverso la rivalutazione del lavoro e il ripristino di quei valori ancestrali che ci hanno fatto esempio e riferimento per il mondo intero. E’ una scommessa difficile, ma vale la pena farla per ridare un futuro alle giovani generazioni e lasciare una nazione ricostruita che possa diventare quel faro e punto di riferimento che il mondo intero cerca.
Roma 25 gennaio 2017 Adriano Tilgher

ADRIANO TILGHER INNAUGURA LA NUOVA SEDE REGIONALE DEL FRONTE NAZIONALE TOSCANA A PERSCIA

UFFICIO STAMPA FRONTE NAZIONALE SEG. REGIONALE

La nostra Nazione dovrà tornare faro di cultura e civiltà per tutto il mondo, grazie alla propria storia, arte ed alle proprie tradizioni, non ultima quella culinaria!” Così Adriano Tilgher, presidente del Fronte Nazionale , conclude il suo fervente discorso davanti i numerosi intervenuti del 14 gennaio per l’inaugurazione della nuova sede regionale toscana del Fronte a Pescia, subito dopo il taglio del nastro, rigorosamente tricolore e subito prima di gustare l’ottimo cibo preparato dalla federazione pistoiese.
Sempre più intenso l’invito di Tilgher a recuperare la supremazia della politica sull’economia, consentendo al nostro popolo di ricominciare davvero ad occuparsi della cosa pubblica in una nuova ottica sociale che permetta all’Italia tutta il recupero di una ritrovata e vera sovranità nazionale.
Pierluigi Pozzi – FN Firenze

SENZA VERGOGNA IL GOVERNO GENTILONI E’ ANDATO IN SCENA

comunicati stampa
Il governo Gentiloni è andato in scena a reti unificate, tra i lustrini e le paillettes dei dibattiti televisivi, i fiumi di parole della meglio intellighenzia nazionale schierata a gettone, e dosi industriali della nuova retorica  americana e giovanilistica da simpatici amiconi “goodfellas”, simboleggiata da un Renzi finto allegro che abbraccia il suo prestanome e successore consegnandogli non la ridicola campanella, ma la felpa con su scritto Amatrice. Almeno in quello, lo stile Salvini è al governo.

I terremotati sfruttati intanto tremano, e non solo per l’inverno.  No, non conoscono la vergogna. Loro e, soprattutto il loro mandanti internazionali. Il dominus di casa nostra, Giorgio Napolitano, che manteniamo dal 1953 ed è affiliato dal 1978 ai circoli di potere più riservati del pianeta, ha piazzato ancora le proprie pedine, come la volitiva Anna Finocchiaro al centro del cratere governativo, e può contare sulla devozione generale di costoro. Specie della signorina Maria Etruria Boschi, la fatina delle riforme abortite, incredibilmente ancora in sella come sottosegretario alla presidenza del Consiglio , che vorrebbe dire portavoce, ombra e angelo custode in conto terzi del presidente. Già, il conte Gentiloni Silveri, patrizio marchigiano con feudo in Filottrano, Ancona. Dopo la scapestrata giovinezza tra i mazzieri di Mario Capanna, il cui servizio d’ordine era capeggiato dal Santo Gino Strada, patrono e padrone di Emergency, la ONG più buona che ci sia, venne la pensosa maturità prima con l’ambientalismo e poi a sfogliare Margherite. Adesso, alle soglie della vecchiaia, assurge alla carica di capo del governo, sia pure per conto terzi. Forse hanno ragione gli americani: tutti ce la possono fare, specialmente se lavorano da anni per la perdita di sovranità del loro Paese a favore di Unione Europea e potentati internazionali  ( Gentiloni dixit) e se, soprattutto, si trovano al posto giusto proprio al momento giusto. Non conoscono vergogna, davvero. Hanno perduto rovinosamente la loro scommessa politica, ma non cedono. Non vuolsi così là dove si puote ciò che si vuole.  Eh, sì, perché la posta in palio della riforma costituzionale abbattuta dal voto popolare non era certo il nuovo Senato  o la goffa bandierina della diminuzione del costo della politica ( il costo del regime si può abbattere, ma a patto di abbattere il regime), bensì la costituzionalizzazione del primato del diritto dell’Unione Europea e degli altri centri di potere transnazionale.  D’istinto, guardando la faccia di Renzi, Buffalmacco tornato Calandrino, gli italiani hanno detto no. Torna alla mente una vecchia fortunata pubblicità che recitava “A scatola chiusa si compra solo Arrigoni”, ovvero quella certa marca di formaggio che “vuol dire fiducia”. Si sono rialzati in piedi quasi in tempo reale, ed abbiamo quindi il piacere di vedere Angelino Alfano promosso ministro degli Esteri. Ha svolto egregiamente il suo sporco lavoro di traghettatore di africani sino alle vetrine di ogni supermercato e negozio di città grandi e piccole, può fare danni anche a livello internazionale. Rimane al posto suo donna Roberta Pinotti da Genova Sampierdarena, ministro della Difesa molto popolare tra gli ammiragli – la giovinezza trascorsa in divisa da giovane esploratrice girl scoutsignificherà pure qualcosa – che mette a disposizione la nostra Marina da guerra  temuta in tutto il mondo e ben conosciuta dagli scafisti di tutte le obbedienze – a partire da quelli delle Organizzazioni Non Governative. Perde il posto solo la povera professoressa Giannini, conosciuta per la sedicente “buona scuola” – decisamente, il nostro è un Paese ridicolo – e per un incauto topless balneare. Premio alla tardona che non si rassegna, ma deve lasciare il posto, forse per un regolamento di conti trasversale con il suo vecchio mentore Monti, ultimamente non tanto popolare al Nazzareno e dintorni.  E’ sostituita da una senatrice, la signora Fedeli – nomen omen – dall’inquietante aspetto da combattente “de sinistra” degli anni Settanta. Resistono quasi tutti gli altri, soprattutto il professore Padoan, proconsole e plenipotenziario degli gnomi di Bruxelles e Francoforte, qualcuno deve pur fare il lavoro di “governance” , mentre gli altri giocano col potere. C’è anche una splendida “new entry”, Marco Minniti ministro dell’Interno, D’Alema conta ancora, eccome, e ribadisce attraverso il suo sodale il controllo sugli apparati più riservati del potere. Vedremo se Minniti farà peggio di Alfano in materia di immigrazione. Tutto è possibile, ma sembra improbabile, quella è gente più strutturata dell’agrigentino in carriera, regalo postumo di Silvio Berlusconi a tutti noi  . Intanto, incombe una drammatica crisi bancaria, di cui giornali e televisione parlano molto meno del giusto, e si capisce perché. La ricchezza globale degli italiani è scesa in un anno di altre decine di miliardi, uno su quattro è a rischio povertà. L’occupazione non cresce, nonostante le contorsioni statistiche e finiti gli effetti di droghe passeggere come il Jobs Act, le famiglie monoreddito fanno ormai parte della grande platea del nuovo proletariato. Monte dei Paschi- un vergogna tutta italiana e molto “sinistra” -, Banca di Vicenza, Carige, persino Unicredit sono in bilico. Probabilmente il disegno è proprio quello di consegnare l’ultimo mazzo di chiavi in mano nostra alla Troika o addirittura al famigerato MES ,  il Meccanismo Europeo di Stabilità, nome soave, rassicurante dell‘ infernale fondo monetario europeo che dirigerà gli affari nostri con poteri assoluti e pienamente legali. Tutto deve essere legale, ricordava un criminale al suo vice ordinando un assassinio, in un libro di Bertolt Brecht . Presumibilmente , il governo Gentiloni, o Gentilrenzi,  o Napolitoni, nasce proprio per esportare più o meno legalmente l’ultimo pezzo di sovranità nazionale, consegnandola a quei poteri che gli italiani, nonostante tutti i bombardamenti mediatici, hanno imparato a detestare. Un nuovo patto Gentiloni, un secolo dopo; il primo segnò il rientro ufficiale nella politica nazionale dei cattolici, il secondo potrebbe rappresentare l’atto finale di svendita dello Stato e della nazione italiana . Tutto sommato, ce lo meritiamo: siamo un popolo che ha creduto a tutto ed a tutti.  Abbiamo creduto in Di Pietro e  in Mani Pulite, la gigantesca operazione che ha spazzato via , con una classe politica, la ricchezza industriale e finanziaria frutto di un’Italia che sapeva lavorare. Abbiamo creduto persino in Berlusconi, salvo abbandonarlo con disprezzo nel 2011, quando l’assalto internazionale nei suoi confronti era l’attacco alle poche iniziative giuste da lui intraprese, come gli accordi energetici con Putin e Gheddafi . Abbiamo puntato tutto anche su Matteo Renzi, il venditore di auto usate passato da Rignano sull’Arno a chiamare per nome Angela Merkel e alle cene di gala con Obama con buffoni di corte al seguito, ed abbiamo perduto, una volta ancora.  Loro non conoscono vergogna, davvero. L’onesto Iago, il banchiere Verdini non voterà la fiducia al governo ( forse….) in quanto non ha avuto un ministero per uno dei suoi famigli famelici appartenenti ad una di quelle compagnie di ventura parlamentari che cambiano nome e casacca ad ogni stormir di fronde: Gattamelata e Giovanni dalle Bande Nere.  Silvio, tra un ricovero e l’altro in cardiologia, contratta non si sa che cosa, ma certamente nulla che sia nell’interesse degli italiani . La cosiddetta sinistra dorme il sonno di chi ha abbandonato i poveri per patrocinare stranieri, femministe ritardatarie e disturbati sessuali. Il resto, non pervenuto, a meno di non prendere sul serio i tweet di Salvini e le sue felpe, o il sovranismo di Giorgia Meloni,  afflitta purtroppo da un seguito imbarazzante, qualche centurione romano in crisi d’astinenza da potere, l’eterno La Russa detentore del pin della cassa, improbabile come rivoluzionario quanto Gentiloni come difensore della Patria. Finiremo in mano a Beppe Grillo, forse moriremo dal ridere, magari sarà meno peggio dell’inedia cui ci condannano valvassori , valvassini e gentiloni  al potere. Non è un bel modo di uscire di scena, tuttavia. E’ la tragedia di un popolo diventato ridicolo da quando ha cessato di indignarsi, di vergognarsi e di amare se stesso. Forse aveva ragione Pannella: fece molto meno danno a Montecitorio  Ilona Staller, dimostrando che tra quegli scranni poteva davvero starci chiunque.  Tuttavia, il vecchio , trapassato comune sensodel pudore non l’ha abolito Cicciolina, ma la compagnia di giro che, in conto terzi e con lauta provvigione, tiene in mano l’Italia da decenni. Sono, legittimamente, non solo legalmente, i rappresentanti non di una nazione, ma di un gregge, un monte dei paschi che non conosce più rossore e vergogna. Fermate l’Italia, in tanti vogliamo scendere.

autore: ROBERTO PECCHIOLI

VITTORIA!!!

UFFICIO STAMPA FRONTE NAZIONALE SEG. REGIONALE
V I T T O R I A !!!
Anche in Italia il popolo dei “fregati”, dei traditi, di chi non crede più nei partiti e nel loro sistema di gestione della cosa pubblica ha vinto. Un popolo è tornato a votare per far capire che è pronto a tornare in campo; è lo stesso popolo che ha mandato in malora tutti i partiti della prima repubblica, che ha cercato di cambiare votando i nuovi partiti, poi, ha capito che era tutto inutile e si è ritirato nel privato.
Ora c’è bisogno di idee chiare, di una proposta precisa, di un progetto unico che rimetta insieme gli Italiani qualunque sia stato il loro passato politico per salvare questa stupenda nazione abitata da un popolo che ha sempre trovato la forza di reagire.
Per fare chiarezza sulle cose elementari, bisogna capire che non ha vinto la costituzione vigente, una legge che non ha neanche la portata, per sua stessa definizione, di legge costituzionale. Infatti la Costituzione, per sua natura, deve essere per tutti i cittadini, mentre questa legge che abbiamo nasce come strumento di parte.
Dobbiamo creare uno strumento che possa riportare in Italia la politica ormai assente da vari decenni: una politica che, traendo forza da un’ampia base popolare, sappia controllare e rintuzzare gli attacchi della finanza speculativa e globalizzante, che sappia rilanciare l’economia produttiva e ricrei lo spirito di partecipazione autentica alla vita pubblica.
Il dato più importante di questo referendum è che i giovani sono tornati a votare per dire NO alla svendita del loro futuro, alla perdita di sovranità, alla necessità, per sopravvivere, di abbandonare queste terre stupende piene di storia e di cultura. E’ un segnale preciso.
Ora è nostro preciso dovere fare in modo che si possa costruire un grande movimento di incontro e di confronto per rigenerare lo spirito comunitario, ritornare a riconoscere gli autentici valori fondanti del nostro popolo, uscire dalla crisi, etica, culturale, sociale ed economica e riconquistare la sovranità perduta.
Grazie Italiani per questa grande prova di intelligenza e coraggio.
Il Fronte Nazionale è pronto, anche a sciogliersi, se necessario purchè si raggiunga lo strumento della riscossa nazionale per poi arrivare alla costruzione di una Europa vera.
Roma 5/12/16                                                                                                    Adriano Tilgher

“PAGABILE A VISTA AL PORTATORE”

 

FRONTE NAZIONALE UFF. SEGRETERIA NAZIONALE

Vi prego di guardare una banconota euro su nessuna potrete trovare la dicitura, com’era per le lire, “pagabile a vista al portatore”. Questo perchè la Banca Centrale Europea (che non è una banca centrale, ma una banca privata costituita dalle banche centrali dei singoli stati) non ha riserve auree e quindi non potrebbe pagare un bel niente. Inoltre, stranamente, non c’è scritto “la legge punisce i fabbricanti e gli spacciatori di biglietti falsi”.
Questa cosa può sembrare strana ma su ogni banconota in alto a sinistra, accanto alla bandiera europea e prima dell’acronimo BCE, scritto nelle diverse lingue, c’è, talmente piccolo che difficilmente lo si nota, il simbolo del copyright, una lettera c inscritta in un cerchio. Questo vuol dire che, essendo il copyright un istituto di diritto privato e non pubblico, le banconote in euro, a differenza delle altre monete, non possono avere corso forzoso in quanto sono un titolo privato, come un assegno o una cambiale.
Corso forzoso significa che chiunque, all’interno del territorio dove la moneta ha corso legale, è obbligato ad accettarla. Non può rifiutarsi. Ma ciò non vale per l’euro. Esso viene accettato solo per convenzione. Ma cosa succederebbe se per qualche evento politico o economico, ad esempio una grave crisi, come quella avvenuta recentemente in Argentina, questa convenzione saltasse e l’euro non venisse più accettato? La conseguenza è che ritroveremmo tutti con in mano volantini pubblicitari della BCE

BRUNO LAGANA’, RESPONSABILE COMUNICAZIONE E’ PORTAVOCE DEL FRONTE NAZIONALE UFF